Il comandante Barry WIlmore mentre lavora all’installazione della stampante 3D nel laboratorio del modulo Destiny della ISS.

Ci eravamo lasciati con l’ultimo articolo in tema parlando dei benefici offerti dalla stampa 3D (3DP) in campo chirurgico, ma non abbiamo parlato delle sue applicazioni mediche nell’esplorazione spaziale. In questo articolo parleremo del vantaggio più grande offerto dalla 3DP, che è sicuramente quello di poter produrre strumenti chirurgici, e non solo, ovviando alla necessità di dover portare con sé un armamentario medico ingombrante o di dover dipendere costantemente dai rifornimenti a terra.

Può non apparirvi immediata l’utilità di una possibilità del genere, ma cerchiamo di contestualizzare la cosa, ad esempio per un viaggio verso Marte. Immaginate di poter partire e poter portare con voi solamente, persone incluse, circa una tonnellata di carico. Non state partendo per trascorrere il weekend in campagna, ma state affrontando un viaggio lungo almeno quattro anni, tra i tempi tecnici di sei mesi a tratta e di circa due anni sulla superficie marziana in attesa della successiva finestra di lancio. Qualsiasi vostra richiesta di approvvigionamento dalla Terra richiederebbe mesi per essere soddisfatta.

Invece di portare un intero armamentario di strumenti chirurgici e presidi sanitari, di cui vi dotereste per far fronte ad ogni possibile evenienza, potreste portare il minimo indispensabile per il viaggio ed una bella stampante 3D capace di produrre qualsiasi cosa nel giro di qualche ora una volta atterrati. Che cosa potreste dover stampare vi starete chiedendo: pinze, siringhe, tubi di drenaggio, bisturi, forbici, parti di tute spaziali, palloni AMBU… e questi sono soltanto degli esempi. Il tutto, ovviamente, potrebbe essere conservato in delle semplici memorie solide, o inviato dalla Terra e nel giro di qualche minuto, essere pronto per la stampa. Anche in questi giorni, nel bel mezzo dell’epidemia da SARS-CoV-2, la stampa 3D ha dimostrato tutta la sua utilità.

Come abbiamo riportato sulla nostra pagina Facebook, l’azienda bresciana Isinnova ha dato il suo contributo nella risposta all’emergenza sanitaria servendosi della stampa 3D per fabbricare valvole d’emergenza per i respiratori, e per adattare le maschere da snorkeling della Decathlon Italia “Easybreath – modello 1”, sempre tramite valvole 3D, a maschere C-PAP ospedaliere per terapia sub-intensiva, a fronte della carenza delle forniture sanitarie ufficiali. I modelli di questi dispositivi sono stati rilasciati gratuitamente dall’azienda, dando la possibilità a chiunque in possesso di una stampante di produrli.

Il vero grande obbiettivo della ricerca è quello di rintracciare delle materie prime sfruttabili direttamente in loco, senza la necessità di dover dipendere dagli approvvigionamenti da casa. Una possibile soluzione a tutto questo potrebbe arrivare dalle resine a base vegetale, il cui utilizzo potrebbe risolvere il problema dell’utilizzo delle plastiche, impossibili da produrre lontano dalla Terra. Ma per fare tutto questo è necessario prima installare delle coltivazioni su Marte, aggravandole oltre che della produzione alimentare, anche di quella manifatturiera. Le resine vegetali, tra l’altro, sono ultimamente molto studiate anche per l’impiego ospedaliero per le loro proprietà antimicrobiche, di grande rilevanza per l’utilizzo della stampa 3D in campo protesico e non solo. L’impiego più promettente potrebbe essere, per esempio, quello per i presidi di intubazione per la ventilazione invasiva, largamente impiegati nei reparti di terapia intensiva, dove tra l’altro vi è la più alta percentuale di polmoniti nosocomiali.

L’altra grande sfida consiste, ovviamente, nel rendere riciclabili i materiali di stampa, argomento di cui si stanno occupando oggi molte multinazionali, visti i grandi vantaggi offerti dalla circolarità del processo produttivo. Colgo l’occasione per rispondere a un’osservazione che mi viene fatta molto spesso quando discuto di esplorazione spaziale con amici, conoscenti e follower del sito: “ma perché dovremmo investire nell’esplorazione spaziale quando abbiamo ancora così tanto da fare sulla Terra in campo ecologico?”. Investire in innovazione e tecnologia offre un tornaconto non indifferente anche dal punto di vista dell’efficienza dei processi produttivi, e tecnologie come la stampa 3D, inserite in una logica di riciclo delle materie prime, offrono importanti soluzioni utili sia nell’immediato a Terra che per l’esplorazione spaziale. Quest’ultima, del resto, ha come presupposto per la riuscita l’autosufficienza energetica e dei materiali, concetti alla base della stessa ecologia.

Silvio Bagetta

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