La Stazione Spaziale Internazioneale è una struttura incredibile, sospesa a 400km di altezza e che passa sulle nostre teste alla velocità di 27mila km/h. A una tale quota, tuttavia, non c’è aria da respirare, motivo per cui vari moduli della Stazione sono dedicati alla produzione dell’ossigeno e alla regolazione dell’atmosfera interna.

Per poter sopravvivere, abbiamo bisogno di pressioni costanti di azoto e ossigeno, e di poter eliminare l’anidride carbonica e il vapore acqueo. Per soddisfare le nostre esigenze, la Stazione è dotata di sistema di produzione, eliminazione e ricircolo di tutti questi elementi, in modo tale da assolvere, oltre che alla produzione di un’atmosfera idonea alla sopravvivenza degli astronauti e al corretto funzionamento dei macchinari, al riciclo di risorse indispensabili come acqua e ossigeno.

Come viene prodotto l’ossigeno sulla ISS? L’ossigeno è una risorsa molto delicata da trattare, dato che ad alte concentrazioni è estremamente infiammabile: per questo motivo, non viene portato nello spazio con delle bombole a pressione, ma viene trasportato nella sua forma più innocua, l’acqua. Vari moduli della Stazione Spaziale hanno dei sistemi che elettrolizzano l’acqua in ossigeno e idrogeno, il quale viene poi combinato all’anidride carbonica per la produzione di metano. Il metano non è utile di per sé sulla ISS, ma questo stesso meccanismo sarà fondamentale per le future esplorazioni verso la Luna e Marte per la produzione di combustibile per i razzi.

Per questo motivo, il riciclo dell’acqua è una prerogativa fondamentale. Attraverso il sudore, la perspiratio insensibilis, la respirazione e le urine, perdiamo costantemente acqua, che reintegriamo attraverso l’assunzione di cibi e liquidi. Quest’acqua nello spazio andrebbe in giro sotto forma di gocce (per azione della forza di tensione superficiale) che andrebbero a danneggiare gli strumenti e renderebbero rapidamente l’atmosfera interna simile a quella di una foresta pluviale. I sistemi di deumidificazione sono essenziali, quindi, per il recupero di tutta quest’acqua che viene reimpiegata, oltre che per bere e per i servizi igienici, per la produzione di ossigeno. Oltre a queste funzioni essenziali, sono presenti una serie di filtri al carbone che servono alla rimozione di altri prodotti di scarto quali ammoniaca e metano, emessi rispettivamente con il sudore e dai gas intestinali, che andrebbero a saturare l’aria rendendola irrespirabile. Ultimo, ma non per importanza, un sistema di riserve di azoto, fondamentale per il mantenimento di una giusta pressione atmosferica.

La ISS non è certamente un sistema chiuso, poiché non è possibile riciclare tutti i prodotti di scarto, e quindi una parte sostanziale di idrogeno, ossigeno e carbonio viene irrimediabilmente persa, rendendo necessario l’approvvigionamento di acqua, che è a dir poco costosissimo: portare un litro d’acqua in orbita costa esattamente ventimila euro, motivo per cui una normale bottiglia d’acqua da 1,5 L costa esattamente quanto una berlina di media cilindrata. Ottenere, quindi, una fonte di acqua sufficiente sarà la chiave per affrontare le future esplorazioni spaziali.

Sulla Luna sono stati identificati depositi di ghiaccio d’acqua ai poli, il che li rende il luogo più idoneo per installare una colonia.

Su Marte la questione è molto più complessa, in quanto non sono ancora state trovate prove certe della sua presenza, rendendo necessario l’invio di ulteriori sonde e rover per studiare il sottosuolo, anche a un paio di metri di profondità, dove gli scienziati ritengono più probabile la sua presenza; l’acqua su Marte non può esistere in forma liquida a causa della bassissima pressione atmosferica – un centesimo di quella terrestre – che la farebbe sublimare all’istante, ma è molto probabile che essa si trovi in forma solida in alcune regioni, dove si ritiene che un tempo vi fossero vasti laghi d’acqua.

La pandemia di questi giorni ha già creato dei ritardi importanti per la ricerca di acqua su Marte, a causa del rinvio della missione Exomars, che avrebbe fornito dati importanti sulla geochimica marziana. Con l’obiettivo di una pronta risoluzione di questa situazione e nella speranza di un ritorno il prima possibile alle attività di tutti i giorni, tutta la redazione invita all’osservanza delle regole dettate dal Governo e dalle Regioni.

Silvio Bagetta

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