“Il pianeta rosso può attendere”, questo è il titolo con cui apprendiamo, dal sito dell’INAF , che il lancio della seconda parte della missione Exomars è stato rinviato. Ai motivi tecnici, legati alla sicurezza dei sistemi di atterraggio della sonda Rosalind, si è aggiunta l’epidemia di coronavirus SARS-CoV-2 che ha impedito ai tecnici di spostarsi per compiere i test.

Come spesso accade, la ricerca scientifica è frutto della collaborazione internazionale, in cui dei Paesi partner condividono costi e competenze al fine di raggiungere degli obiettivi comuni. La ricerca spaziale è stata quella che più di tutte ha unito le grandi nazioni, la Russia e gli USA, anche quando il mondo era diviso in blocchi, e proprio adesso che altri Stati stavano affacciandosi sul panorama dell’esplorazione cosmica, ci si trova costretti a ritardarne le tappe. La Cina è probabilmente il Paese con le migliori potenzialità, per disponibilità di risorse e competenze, ma a causa dell’esplosione dell’epidemia di coronavirus a partire dalla provincia dell’Hubei delle scorse settimane, e che solo in questi giorni pare aver sconfitto, ha avuto notevoli difficoltà nel gestire la produzione industriale in prossimità di Wuhan, dove hanno sede molte industrie appaltatrici del programma spaziale cinese. Adesso che l’epidemia – anzi, la pandemia – ha raggiunto l’occidente, tocca all’Europa e alla Russia affrontarne le conseguenze, ma soprattutto all’Italia, che oltre ad essere il Paese più colpito è responsabile del 40% dell’investimento della missione Exomars.

L’impossibilità degli esperti e dei tecnici di compiere agevolmente e senza rischi gli spostamenti necessari tra l’Italia e il resto d’Europa, ha reso difficile rispettare i tempi necessari allo svolgimento dei test, aggravando una situazione già resa precaria per le criticità emerse sui test di sicurezza sul paracadute. Il team di Exomars vuole essere sicuro al 100% di non avere problemi durante la discesa sul pianeta rosso, dopo il fallito atterraggio del lander Schiapparelli, schiantatosi al suolo nel 2016.
Purtroppo, i lanci verso Marte devono essere effettuati in periodi precisi denominati finestre di lancio, che sfortunatamente hanno una cadenza biennale, e impediscono agli scienziati di tardare durante la fase di progettazione. Un ritardo simile comporta enormi costi, sia in termini economici che scientifici, perché impedisce alle agenzie e al personale di dedicarsi ad ulteriori missioni, che oltretutto non possono essere progettate al meglio senza i dati derivanti dallo svolgimento delle missioni precedenti.
La missione Exomars ha come obiettivo quello di studiare la composizione geochimica del suolo marziano fino a due metri di profondità, per ricercare forme di vita, presente e passata, e per studiarne le possibilità di sfruttamento per le future missioni umane. Comprenderne le caratteristiche ci consentirebbe di studiare molteplici soluzioni per l’impianto di una colonia stabile, dalla costruzione dei moduli abitativi, alla produzione alimentare autoctona (di cui abbiamo discusso in un precedente articolo) fino ai materiali necessari per produrre utensili con la stampa 3D. Tutto questo è stato possibile per la Luna, la cui vicinanza e le ripetute missioni sulla sua superficie ci hanno dotato di una vasta conoscenza su come impiegare la regolite (la “terra” lunare), ad esempio, per ricoprire i moduli abitativi e creare ambienti protetti dalle radiazioni per dare alloggio agli astronauti.

Ulteriori ritardi potrebbero verificarsi sugli altri programmi aerospaziali con sedi in altri Paesi, come il programma Artemis, che ha come obiettivo quello di portare la prima donna sulla Luna e di gettare le basi per la colonizzazione stabile del satellite in prospettiva delle future missioni. L’aumento dei contagi di questi giorni degli USA, del Giappone e del resto d’Europa potrebbe, oltre che ritardarne le tappe, imporre una ristrutturazione del finanziamento: solo la Nasa finora ha in programma di investire più di un miliardo e mezzo di dollari, una cifra che potrebbe non essere disponibile qualora anche gli Stati Uniti dovessero affrontare settimane di quarantene come sta accadendo in Italia.

Come potete ben intuire, le conseguenze della pandemia non stanno tardando ad arrivare, ed è per questo motivo che rimanere a casa e limitare la diffusione del virus è essenziale per contenere i costi ed agevolare la ripresa in tutti i settori. Per questo motivo, ancora una volta, vi invitiamo ad avere pazienza e ad aderire alla quarantena con la consapevolezza che lo stiamo facendo per il bene non solo dell’Italia, ma del mondo intero.

Silvio Bagetta

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