La medicina è una branca della scienza costantemente in evoluzione, essendo figlia delle tecnologie dell’epoca ed indirizzata ad una popolazione sempre più eterogenea: la diffusione della tecnologia, la disponibilità globale di internet e la conseguente maggiore accessibilità alle informazioni rendono la medicina più democratica ed efficace. Ma che cosa vuol dire democratica? Che chiunque può fare diagnosi e prescrivere trattamenti e terapie? Ovviamente no…

La medicina moderna può essere descritta attraverso le “quattro P”, che stanno per medicina preventiva, predittiva, partecipativa e personalizzata. Se un tempo ed in Italia, di sicuro ancora oggi – il rapporto tra paziente e medico si limitava alla visita e alla prescrizione, oggi ci si prefigge (o ci si dovrebbe prefiggere) obiettivi molto più avanzati.

Se ogni italiano seguisse un corretto regime alimentare e praticasse sport con regolarità, così come se smettesse di fumare, sicuramente avremmo molta meno folla negli ospedali. E non è una generalizzazione. L’obesità e il fumo di sigaretta sono i principali fattori di rischio per qualsiasi malattia su base cardiovascolare, metabolica e respiratoria (tumori inclusi, ovviamente). Mangiare bene, praticare sport e non fumare non sono, quindi, semplici raccomandazioni da seguire passivamente, ma principi fondamentali per il benessere fisico e mentale senza i quali, prima o poi, ci si ritroverà in qualche studio medico per chissà quale malanno.

Ma che cosa c’entra questo con lo spazio e l’esplorazione? In una parola, tutto. Andare in missione vuol dire affrontare un nuovo ambiente e dei nuovi fattori di rischio di cui possiamo prevedere gli effetti, e con la partecipazione dell’astronauta, prevenirli ed eventualmente trattarli sulla base delle singole esigenze, a loro volta basate sulla genetica, sul sesso, sull’età ecc.

La prevenzione è l’arma più potente che abbiamo, poiché selezionando e addestrando del personale fisicamente idoneo, siamo in grado di ridurre al minimo le complicanze legate al volo e all’esposizione prolungata alla microgravità. Per il futuro, quando un certo Elon Musk o Jeff Bezos porteranno in orbita facoltosi miliardari annoiati in cerca di emozioni, sarà necessario stabilire se siano in grado di tornare a terra sulle loro gambe, o quantomeno metterli in condizione di farlo.

Ma è, forse, l’aspetto partecipativo ad essere il più interessante: la preparazione da astronauta richiede, infatti, ore di addestramento e di formazione che lo rendono a tutti gli effetti un ufficiale sanitario in grado di affrontare situazioni sia ordinarie che di emergenza, capace di applicare protocolli e linee guida, di comunicare con il personale sanitario a terra e di interagire con i dispositivi medici. Esattamente, punto per punto, tutto quello che un cittadino medio non sa fare.

Quindi, ancora una volta, dallo spazio ci arrivano numerosi spunti per migliorare l’approccio alla salute, troppo spesso data per scontata, e di conseguenza la qualità della vita del cittadino “terrestre”.

Uno spunto particolarmente importante a provenienza spaziale è stata la cosiddetta telemedicina, ovvero l’esercizio della pratica medica attraverso dei mezzi di comunicazione. È una pratica derivata, che novità! dall’ingegneria bellica, ed in particolare dal monitoraggio a distanza dei parametri di volo dei missili nazisti. Le prime applicazioni in campo spaziale, famosissime tra l’altro, risalgono allo Sputnik ed esperimenti simili, in cui venivano valutati i parametri vitali degli animali spediti in orbita. In questo caso, il flusso di informazioni era monodirezionale e semplicemente funzionale alla raccolta dei dati. Poi, col tempo e con il miglioramento delle tecnologie di comunicazione, è stato possibile iniziare ad interagire e a gestire situazioni anche critiche, come attacchi di panico ed attacchi di cuore durante le missioni Shuttle. Oggi, la telemedicina è la prassi a bordo della ISS, dove gli astronauti inviano costantemente dati rilevati dai sensori che indossano, dagli smartwatch allo sfigmomanometro, e ricevono informazioni e supporto dallo staff medico a terra. Tutto questo risulta particolarmente facile data la poca distanza, attorno ai 100km. E quando le distanze superano i 200 milioni di km?

Nel momento di maggiore distanza tra la Terra e Marte, tra l’invio di un saluto e la risposta passano esattamente 44 minuti, che in una situazione di emergenza, capirete bene, rappresentano un’eternità. Fino a quando non troveremo un modo di curvare lo spazio e abbattere la velocità della luce, sconfinando nella fantascienza, bisognerà fare a meno della comunicazione in tempo reale per gestire le emergenze mediche.

Facciamo un esempio pratico che rende perfettamente l’idea della situazione in cui potreste trovarvi nella vita reale. State camminando per le vie affollate della vostra città quando, all’improvviso, una persona di fronte a voi viene colta da malore. Qualcuno si avvicinerà per vedere se il malcapitato è cosciente, magari farà anche una foto, notando al contempo l’assenza del battito e del respiro. A questo punto si renderebbe necessario il BLS (Basic Life Support) costituito da assistenza cardiorespiratoria, con massaggio cardiaco e, eventualmente, la respirazione bocca a bocca (la precedenza la ha il primo). Mentre si discute del come e del perché, magari qualcuno starà chiamando – o l’avrà già fatto, si spera – un’ambulanza, che se va bene ci mette dieci minuti, se siete a Roma nelle ore di punta e su una via principale arriviamo, e rimaniamo umili, a mezz’ora. Ma in realtà, se per caso fossimo in prossimità di una stazione della metro, o si intravedesse nelle vicinanze il cartello DAE (Defibrillatore Automatico Esterno), potremmo fare veramente la differenza: basterebbe sapere di doverlo cercare, portare vicino al paziente e accendere, dopodiché dovremmo solamente seguire le informazioni date dallo strumento.

E così abbiamo fatto un chiarissimo esempio di come l’intelligenza artificiale (IA) può fare la differenza. Chiaramente il defibrillatore automatico esterno rappresenta l’applicazione più basilare dell’IA, ma in futuro sarà sicuramente impiegata per operazioni più complesse. Noi di The Space Alphabet cercheremo di stare dietro a tutto ciò, quindi continuate a seguirci!

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